La Suprema Corte di Cassazione, con la recente ordinanza n. 31462 del 5 dicembre 2018, è tornata a decidere su una spinosa questione riguardante il condominio negli edifici: la possibilità per il singolo condomino di realizzare un impianto di ascensore senza aver previamente ottenuto l’autorizzazione dell’assemblea condominiale.

Il fatto.

Alcuni condomini hanno citato in giudizio i proprietari di un appartamento sito ai piani alti dello stesso condominio per aver realizzato, senza il consenso degli altri condomini, un impianto di ascensore. Questa installazione avrebbe ridotto il varco utile per il passaggio delle persone e di cose (eventuali biciclette o scooter), oltre ad aver diminuito l’illuminazione dei locali. Hanno chiesto, dunque, al Tribunale di Ascoli Piceno di dichiarare l’illegittimità dell’ascensore realizzato dai convenuti e di condannare questi ultimi alla riduzione in pristino dello stato dei luoghi ed al risarcimento dei danni patiti.

I convenuti, per contro, in via riconvenzionale, hanno chiesto la condanna degli attori al risarcimento del danno patito a causa del ritardo nell’esecuzione dell’opera.

Il Tribunale ha rigettato entrambe le domande e, in secondo grado, la Corte d’Appello di Ancona ha confermato la pronuncia del giudice di prime cure.

La pronuncia della Corte.

I giudici della Suprema Corte, ribadendo un principio giurisprudenziale consolidato (cfr. Cass. n. 7938/2017; Cass. n. 6129/2017; Cass. n. 10852/2014; Cass. n. 14096/2012), hanno stabilito che”l’installazione di un ascensore, al fine dell’eliminazione delle barriere architettoniche, realizzata da un condomino su parte di un bene comune, deve considerarsi indispensabile ai fini dell’accessibilità dell’edificio e della reale abitabilità dell’appartamento, e rientra, pertanto, nei poteri spettanti ai singoli condomini ai sensi dell’art. 1102 c.c.“.

Gli Ermellini sono partiti dal presupposto che i convenuti hanno assunto a loro carico tutte le spese di realizzazione dell’impianto, per rilevare, quindi, che è un loro diritto procedere alla collocazione dello stesso nello stabile condominiale.

Nella contrapposizione degli opposti interessi, infatti, deve attribuirsi “prevalenza all’esigenza di avvalersi di un impianto indispensabile ai fini di una completa e reale utilizzazione del bene, tenuto conto delle previsioni di cui alla L. n. 13 del 1989“. Deve, quindi, sempre prevalere l’esigenza di assicurare una reale abitabilità dell’immobile.

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